InMediataMente
1-Periodo di crisi
2-Immediatamente
3-Danza infedele
4-In movimento
5- Poesia inutile
Side B:
6-Maria tv
7-Maggio
8-Non ho più voglia
9-Parte sx
10-Finirà
L’album “InMediataMente” nasce durante un tour degli Jolaurlo:
le canzoni sono state scritte per strada, in furgone, in camere d’albergo,
nei camerini un po’ sporchi e fumosi dei club. “InMediataMente”
nasce da un’urgenza artistica ed umana, in contrasto con il precedente album
“D’Istanti”, ideato e registrato in un lungo arco di tempo.
Questo prende forma come una colatura di gesso nel suo calco. Immediatamente.
Nel reparto di ostetricia e ginecologia del rinomato The Cave studio di Catania,
il gruppo sceglie come loro chirurgo-ostetrico Daniele Grasso, produttore artistico
che materialmente rende possibile la nascita di questo disco compresso e irrequieto.
Il disco è stato realizzato completamente in analogico, con l’acustica
e la riverberazione naturali della cava.
La caratteristica fondamentale degli Jolaurlo è l’energia live ed
è questo ciò che Daniele Grasso ha voluto sottolineare nel disco.
Chitarre e batterie ad altissimi volumi sembravano voler far crollare tutto, ma
il basso è diventato colonna portante, impalcatura e cemento del nuovo
sound; senza pericoli di crollo. Synthetizzatori, giocattoli sonori e rari oggetti
vintage hanno arricchito il suono, finalmente sorretto da una potente base rock.
Quello che ne è uscito è un sapiente innesto di elettro-pop e un
rock di matrice indie. Per il gruppo: “PULP-ROCK”.
Ogni brano conserva il suono e l’alchimia della presa diretta, rivalutando
ruolo e poetica dell’”errore”: elemento da preservare in una
realtà dove tutto è ritoccabile, simulabile e perfettibile artificialmente.
L’errore resta indiscutibile prova di umanità e autenticità.
“In-Mediata-Mente” descrive la nostra mente al centro di un cubo,
bombardato da input, messaggi e pubblicità che ci fanno credere di desiderare
cose che non ci appartengono, facendoci allontanare di nostri sogni più
veri. Questi lasciano il passo a piccoli, inutili, superflui oggetti, a interessi
che distraggono l’attenzione da noi e la proiettano fuori, facendoci dimenticare
chi siamo e cosa vogliamo: esseri che sbagliano, che amano, che pensano e che
mutano continuamente.
“In-Mediata-Mente” è un disco scritto per non sentirsi soli,
per vivere nel movimento e nel cambiamento anche quando questi nascono da una
crisi. Scritto per imparare a non sentirsi spaesati in una modernità che
ci vuole veloci, eroici e vincenti. Per raccontare con ironia e sarcasmo la condizione
lavorativa di una generazione, per parlare di musica, di poesia, di storie semplici.
Ma, soprattutto, è un disco scritto per il motivo per cui è nato
il rock’n’roll: far ballare.
Il disco traccia per traccia:
PERIODO DI CRISI
La musica è isterica, il bit ballabile e le chitarre sono acide e pungenti
come solo una crisi riesce ad esserlo. A tratti gli arpeggi e gli armonici si
mostrano dolci come la speranza di uscirne leggeri.
Una crisi raccontata con ironia e con un pizzico di cinismo, esasperando qua
e là parole e significati. Una crisi che diventa stato dell’esistenza:
“estesa a dismisura, pensavo fosse questione di giorni, di mesi…
e invece è una cosa che dura”. Una crisi che si fa motore propulsore
per la creatività. E non è un caso se la canzone è ad apertura
del disco.
IMMEDIATAMENTE
Post-moderno, post-urbano, post-industriale, post-rock: per chi ha 25 anni in
questo decennio tutto è già stato fatto e trovare nuovi spazi
può essere molto difficile.
Ma il punto di vista qui è forte e propositivo: se la società
vuole che io sia “tutto” specializzata, flessibile ed elastica nel
gestire il tempo e le attività, allora decido di essere “niente”.
Il mondo del lavoro non offre stabilità? Ben venga, la “monotonia
debilita”. A che pro continuare a far parte di “lunghe file ed attese
per andare solo dove conviene”? meglio logorarsi i piedi per raggiungere
i luoghi suggeriti dalle nostre passioni, liberi da ogni aspettativa e aperti
ad ogni sorpresa.
DANZA INFEDELE
“Una molla si spezza in una danza infedele”. Questo brano, lento
al limite del fuori tempo, rappresenta la rottura di un ingranaggio idealmente
perfetto come quello di una storia d’amore. Terminata la fase idilliaca,
tradire e sentirsi traditi è un’esperienza che ci si ritrova spesso
ad attraversare, nonostante i buoni propositi. Una rabbia istintiva, anche legittimata
culturalmente, ci fa sentire come una “parete trafitta”. Infondo,
però, la gelosia non è altro che una gabbia che nasce dalla paura
di restare soli. Se si desidera liberarsene basta pensare all’infedeltà
come ad una danza, come un walzer: giusto il tempo di un ballo in tre quarti
che inizia e finisce. L’amore invece può durare per sempre.
IN MOVIMENTO
La canzone nasce dall’incapacità di descriversi ordinatamente,
di percepire se stessi come una struttura compiuta. “Io sono come l’aria,
sono come il vento. In continuo movimento”. L’Io è sentito
come un massa molle continuamente condizionata e rimodellata dalle persone che
ci sono affianco, dagli spazi che attraversiamo, dalle epoche che viviamo.
“In movimento” non significa andare solo avanti, ma anche indietro
e soprattutto al lato, sino al bordo. In una realtà fattasi liquida e
oscura, l’autrice si crea un mondo proprio dove sentirsi pienamente cittadina:
“Un microcosmo in miniatura, in cui convivono pacifiche meccanica e natura,
in cui non esiste più neanche la distinzione di genere sessuale e svanisce
il senso di quello che è normale”.
PARTE SX
Una mancina “educata” ad usare la destra: un fatto iniziale, che
diventa metafora. Una sinistra che - non appena la destra adotta metodi repressivi,
violenti e perentori - si fa subito fragile, sfaccettata e schiacciata dall’incapacità
di rendere concreti i propri propositi.
Questa riflessione è anche rivendicazione di libertà di espressione
sessuale, artistica e culturale. Indipendentemente dal lato in cui ci si schiera
o dall’arto che si utilizza per disegnare la propria presenza nel mondo.
MARIA TV
“Ave o Maria, Maria televisione sei tu che crei il mondo e la nuova dimensione,
Ave Ignoranza che rendi tutti uguali, pieni di grazia uomini ed animali.”
La bibbia è il libro più venduto al mondo e la tv il media più
comune e utilizzato del secolo.
“Maria TV” è un atto di critica per nulla velata alla violenza
culturale che sia la religione (simbolizzata dalla Madre di tutte le madri)
che la televisione (simbolizzata dalla sua più popolare conduttrice)
infliggono alla gente. La religione usa censure e conservatorismo, la televisione
usa la violenza visiva e il qualunquismo dilagante, ma la gente - ignara o consapevole
ma sempre pigra -, le segue, dando loro forza.
FINIRA’
“Finirà” parla del tempo. Di quanto sia forte a volte il
desiderio di accorciare le tappe, spazzar via velocemente un periodo spiacevole,
o di dilatare e fermare il tempo come in una fotografia, per assaporare più
a lungo un bel momento. La voce di Cico racconta una bellissima storia della
tradizione africana, dove il fiume è la metafora dello scorrere del tempo.
L’impianto reggae, l’accento in levare della chitarrina “clash”
assieme a quello in battere di basso e batteria, rievocano il movimento di un
orologio.
POESIA INUTILE
Questo brano è un puro atto estetico, il testo non ha alcun intento narrativo
o descrittivo, ma nasce solo dal piacere d’accostare alcune parole ad
altre. Il suono di certe sillabe (“io rompo e ricucio le scatole, tessere
una maglia di frottole”) gioca a nascondino con significati velati come
“ mi ammala questo mondo di pillole..”, “mi accade sempre
qualcosa alle ghiandole”, “ fitte” come le fitte di dolore,
ma anche come le “setole, di un pettine, che scioglie nodi impossibili”.
MAGGIO
Parla della volontà di uscire fuori dalla dipendenza da sostanze tossiche
ma più in generale da qualsiasi cosa prenda il possesso delle forze e
dell’energia di un individuo. “Maggio” rappresenta la primavera,
i primi raggi di sole che lasciano presagire un cambiamento positivo.
Il ritornello è in dialetto, perché questo brano è dedicato
a un amico pugliese morto per overdose. Il dialetto porta con sè la passione,
la spontaneità e l’istintività di luoghi e persone.
MIND THE GAP
E’ stata scritta a Londra mentre la band era ospite in uno squot abitato
da musicisti e giocava a fare il verso a tutta quella scena indie che sta conquistando
il mercato musicale. Non era in progetto di inserire la canzone nel disco; è
stata suonata in studio per scaricare un po’ la stanchezza e la tensione,
ignorando d’essere in registrazione. Riascoltandola il fonico ha convinto
il gruppo ad aggiungerla.
Il testo non significa nulla: chiunque potrà attribuire significati diversi
alle parole buttate qua e la come sfogo divertito e divertente.
NON HO PIU’ VOGLIA
E’ la storia di due persone che si amano, ma che non si accettano totalmente
per quello che sono. E’ un amore che finisce per il deteriorarsi del rapporto,
per le recriminazioni e le lamentele. Ma persiste l’incapacità
di fare a meno dell’altro, si rimane preda della sensazione angosciante
di aver perso tutto, anche se stessi.